Prevenzione Dermatologica

Le richieste giunte hanno esaurito le disponibilità relative ai mesi di Novembre, Dicembre 2016 e Gennaio, Febbraio 2017. Le prenotazioni per i mesi di Marzo e Aprile 2017 dovranno pervenire entro la prima decade di Gennaio 2017 ( dal 01 al 10 gennaio 2017), per accedere in ordine di arrivo alle 250 visite previste per il periodo Marzo Aprile 2017. La invitiamo pertanto ad inviarci una nuova e-mail personalizzata all’indirizzo dermo.lilt.latina@gmail.com dedicato alla Prevenzione dermatologica.

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Progetto Familiarità Melanoma

I pazienti inseriti nel Progetto Familiarità Melanoma, interessati ad effettuare una visita di controllo, possono richiedere l’appuntamento contattando direttamente lo 0773 694124, dal Lunedì al Venerdì dalle 09,00 alle 12,00.
Si invitano i pazienti ad effettuare le prenotazioni con congruo anticipo, circa due mesi prima del tempo prescritto dal medico dermatologo.

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Progetto di Educazione alimentare

E’ disponibile sul sito della LiLT la documentazione completa del Progetto di Educazione alimentare sviluppato recentemente in collaborazione con la sezione LiLT di Treviso, il CNR di Roma e l’USR Lazio ufficio VIII ambito territoriale Latina.

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“Campagna Nastro Rosa 2016”, i video della conferenza conclusiva

Lo scorso 16 Novembre 2016, presso la Palazzina direzionale dell’ospedale Santa Maria Goretti di Latina, si è svolta la conferenza stampa di chiusura della “Campagna Nastro Rosa 2016”.

Di seguito alcuni video relativi all’evento.

L’intervento del direttore clinico della Breast Unit di Latina, il dottor Fabio Ricci

Un momento della conferenza stampa

 

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“Campagna Nastro rosa 2016”, la conferenza di chiusura

Un momento della conferenza stampa

Un momento della conferenza stampa

Lo scorso 16 Novembre, presso la palazzina direzionale dell’Ospedale Santa Maria Goretti di Latina, si è svolta la conferenza stampa conclusiva della “Campagna Nastro Rosa 2016”.

L'invito alla conferenza stampa

L’invito alla conferenza stampa

All’evento hanno preso parte il Direttore Sanitario P.O. Nord AUSL di Latina Sergio Parrocchia; il sindaco di Latina Damiano Coletta; il Presidente LILT Provincia di Latina Alessandro Rossi;  il Delegato del Rettore Università Sapienza di Roma Polo Pontino  Carlo Della Rocca; il Dott. Fabio Ricci, Direttore Clinico Breast Unit A.U.S.L. Latina; il Direttore Generale della A.U.S.L. di Latina Giorgio Casati e il Prefetto della Provincia di Latina Pierluigi Faloni.

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Nella foto (da sinistra): Carlo De Masi, Diego Ribuffo e Fabio Ricci

In occasione di questa importante giornata per la sensibilizzazione di tutte le donne sulla prevenzione del tumore alla mammella anche la Prefettura si è tinta di rosa per ricordare che basta un controllo periodico per una diagnosi precoce, a garanzia di una più longeva e migliore qualità di vita.

La Prefettura illuminata di rosa per l'occasione

La Prefettura illuminata di rosa per l’occasione

 

Durante la conferenza, moderata dalla Dott.ssa Elena Ganelli, addetto stampa LILT e dalla Dott.ssa Roberta Sottoriva, Radio Luna, sono stati illustati i risultati raggiunti durante la “Campagna Nastro Rosa 2016” svoltasi nel mese di Ottobre e sono state raccolte le toccanti testimonianze di due donne.

 

LE TESTIMONIANZE

Durante la conferenza di chiusura della “Campagna Nastro Rosa” due donne hanno esposto alla nutrita platea la loro testimonianza diretta.

HANNA

“Mi chiamo Hanna, ho 28 anni, e sono una ragazza eritrea. Vivo in Italia, a Latina da quasi 5 anni e oggi sono qui per raccontarvi la storia di mia madre e me. Mia madre si chiama Mehret Iyob, eritrea anche lei. Siamo una famiglia numerosa e io sono la 4ª di 5 figli. Nei primi quattro anni in cui stavo in Italia, avrò visto mia madre 4 giorni in tutto. Lei ha un buon lavoro, si occupa dei progetti dell’UNESCO in Eritrea, è segretaria generale della rappresentanza dell’Unesco per il governo in Eritrea, insomma ha un buon lavoro. Viaggia per lavoro e ogni 2 anni viene a Parigi per le riunioni dell’UNESCO. L’anno scorso, doveva venire a fine ottobre e ci siamo messe d’accordo che finite le riunioni, sarebbe venuta qui a Latina a passare qualche settimana con me. Mentre la aspettavo, avevo saputo da mia zia che mamma aveva avvertito dall’inizio dell’anno 2015 una bozza al seno. Fece trascorrere 6 mesi prima di farsi fare il primo controllo. Diceva che non voleva preoccupare nessuno con questo suo problema: ne me che stavo a distanza, né mio fratello più piccolo che aveva l’esame di maturità. Quando fece la visita medica a giugno mentre stava ancora in Eritrea, il dottore le disse 2 cose: 1. che si trattava di un tumore ma benigno; 2. di farsi visitare in qualche paese estero se avesse avuto l’opportunità perché lì in Eritrea non ci sono i centri e nemmeno gli attrezzi medici necessari. Lei di tutto ciò non mi disse niente, e fu sempre la stessa zia a darmi la notizia che si trattava di un tumore benigno. A Ottobre 2015, quando mia madre arrivò a Parigi, decise di farsi visitare lì ma non fece in tempo ad ottenere i risultati della biopsia perché nel frattempo era venuta a Latina a trovarmi. Quando ne parlai con le persone che conosco su questo fatto, mi dissero che non era un caso da trascurare, mamma doveva farsi una visita ed era meglio non tornare  in Eritrea prima che avesse avuto delle risposte più chiare sul problema. Vorrei ringraziare la dott. Mobili che visitò mia madre e ci riferì al centro dell’Ospedale S. Maria Goretti. Ho incontrato delle persone disponibili e mamma riuscì a farsi i controlli in tempi molto brevi. Il risultato fu che mamma aveva un carcinoma maligno, al 4ª grado da operare subito prima che il tumore si diffondesse in altre parti del corpo. Se lei fosse tornata in Eritrea senza alcun intervento, rischiava di morire nel giro di 2-3 mesi. Questo fatto di non poter decidere, di non avere il tempo per pensarci sopra e accettare la malattia portò mia madre ad essere ansiosa ed anche impaurita. All’inizio le sue ansie e paure non erano frequenti ma nel giro di poche settimane, mia madre si era lasciata sopraffare dalla paura. Mia madre ha avuto una vita molto travagliata in passato e tutto ciò che negli anni aveva soppresso uscì fuori tutto insieme al punto di non farla più ragionare razionalmente. A un certo momento, per scappare da questo stato disse che addirittura preferiva non operarsi e tornare a casa. Mia zia che vive negli Stati Uniti venne per cercare di farla ragionare. Dall’altra parte, anche volendo e riconoscendo l’urgenza di operarla, non essendo residente né lavoratrice qui in Italia, non poteva essere iscritta all’SSN e quindi non si potevano fare interventi al di fuori di quelli d’emergenza al pronto soccorso. Tante persone hanno cercato di aiutarci in questo periodo ma non si trovava una via d’uscita. La Breast Unit dell’Ospedale stava cercando in tutti i modi per regolarizzare l’intervento e vorrei ringraziarli di cuore. Ho conosciuto delle persone che hanno lottato per mia madre e così facendo mi hanno fatto capire che la vita è la cosa più preziosa che abbiamo, e che ogni vita umana conta, ogni persona vale a prescindere da dove viene o che nazionalità ha. Molte persone, anche al di fuori dell’ospedale, si sono date da fare e ci hanno dato una mano. Teresa stessa è stata una delle persone che ha lottato con noi. Non riuscendo a trovare comunque una soluzione, la Breast Unit avrebbe rischiato di fare l’intervento lo stesso, salvare la vita di una donna anche quando la burocrazia non permette. Nel mezzo di questo, una mattina di Dicembre, come tutte le altre, mia madre, io e mia zia ci alzammo, chi fa i letti, chi fa colazione, chi si prepara per la giornata, mia madre si sentì più leggera del solito e si mise a pulire la stanza da letto. Poi andò anche a pulire fuori il balcone che dava sul tetto del garage. Sempre nel suo stato di ansia, confusione, cadde dal primo piano e fu ricoverata con il codice rosso. Fu operata alle vertebre lombari d’urgenza e una settimana dopo anche ai calcagni. Erano settimane molto difficili. Proprio mentre stava ricoverata, la Breast Unit fece l’intervento per rimuovere il tumore prima che fosse diffuso in altre parti del corpo. Fu così che la vita di mamma fu salvata. Rischiava di perdere la vita nel giro di pochi mesi e dopo l’intervento non più. La guarigione è stata lunga e mamma ancora dovrebbe sottoporsi a controlli. Con il senno del poi una capisce più cose, e forse il vero fatto che mia madre non ha affrontato la situazione subito e perché non se la sentiva di avere le forze e non pensava a quali fossero state le conseguenze non intervenendo subito. Sono cose che possono succedere a qualunque donna ed è importante saper affrontarle, farsi i controlli e lottare. Nel caso di mia madre, l’umanità è andata oltre la burocrazia (non sono contraria alla burocrazia), ma ci sono dei momenti in cui bisogna fare delle scelte immediate, e grazie a tutti quelli che hanno messo se stessi in gioco scegliendo di fare la cosa giusta. Ognuno di noi può fare la differenza e concludo citando una frase che disse mia madre alla Breast Unit: ”Se in questo mondo ci fossero più persone che nel loro piccolo facessero del bene, facessero del giusto, sarebbe un mondo migliore. Grazie”.

ELEONORA

“Buongiorno a tutti sono Eleonora ed è con onore e non poca emozione che ricevo questo testimone da Barbara. Anche io a 36 anni sono entrata a far parte di questo purtroppo nutrito gruppo di donne in rosa.

La mia esperienza inizia nel luglio 2015 e precisamente il 16 luglio 2015….una calda giornata estiva come tante… piena di energia ….tribunale, udienza, studio ed anche un po’ di leggerezza in vista del tanto agognato Agosto e della prima vera estate di mia figlia Stella di 15 mesi appena…insomma una giornata come mille altre quando d’improvviso e in maniera del tutto casuale scopro o un nodulo al seno…. di lì tutto cambia… iniziano le chiamate concitate a mio marito, alla mia ginecologa al mio amico medico, tutto così veloce vorticoso. Di quei giorni ricordo precisamente ogni attimo, ricordo gli sguardi di chi era intorno a me, lo sguardo di mia madre che chissà perché già sembrava aver compreso tutto, lo sguardo incredulo di mio padre che non voleva nemmeno pensarci che potesse toccare a me e soprattutto lo sguardo di mio marito che poi era il mio pieno di paura per quello che la vita ci stava mettendo davanti. In questo vortice cerco di avere risposte veloci immediate e mi rivolgo dapprima ad centro diagnostico privato dove mi sottopongo ad una ecografia e mammografia ma vengo liquidata con una diagnosi tutto sommato positiva nella quale mi consigliano un controllo dopo un anno, ma per fortuna il mio desiderio di andare fino in fondo e di comprendere appieno tutte le vicende mi conduce verso quella che poi si rivelerà la giusta strada. Grazie al consiglio di un caro amico medico l’indomani vengo indirizzata verso la Brest Unit dell’Ospedale di Latina della quale non conoscevo l’esistenza e dopo nemmeno due giorni ero davanti ai dolci occhi di una giovane medico radiologo e del chirurgo che sin da quel primo incontro si è congedato da me dicendomi “qualsiasi cosa avrà lei guarirà”. Un messaggio duro in quel momento che mi ha portato anche in contrasto con chi l’ha pronunciata ma che allo stesso tempo è stato il più grande messaggio di speranza mai ricevuto che ha risuonato e risuona dentro di me in ogni momento di sconforto. Passano giorni pieni di lacrime di pianti inconsolabili ed inzia la trafila dei vari esami ecografia biopsia, risonanza magnetica è il 27 luglio quando arriva il verdetto… si tratta di un carcinoma… e bisognerà intervenire e probabilmente si tratterà un intervento radicale. E’ questo sicuramente uno dei momenti più duri, è il momento in cui mi chiudo nella mia famiglia, nel mio mondo, in mia figlia tentando di farle vivere la spensieratezza che la sua età merita. Non nego che iniziamo un po’ tutti a cercare informazioni sulla Brest Unit verso la quale ero stata indirizzata e tentiamo di comprendere se era questa la strada giusta da percorrere… saremmo stati disposti ad andare ovunque per risolvere questo problema, ma decido… decidiamo di affidarci a questo centro all’autorevolezza di chi lo guida e lo gestisce con passione e dedizione. Continuano però i momenti neri, la difficoltà di individuare una data per l’intervento… fino quando grazie e dico ancora grazie all’impegno di tutti il 14 agosto vengo operata un intervento particolare una quadrantectomia centrale che permette di evitare un intervento radicale e di conservare quindi il mio seno. Un intervento che si svolge in regime di day hospital e che mi consente dalla stessa sera di ritornare a casa, di ritornare nel mio mondo. All’intervento segue la lunga trafila delle medicazioni ma soprattutto l’attesa del risultato dell’esame istologico che definirà il prosieguo del mio percorso. Passano i giorni e con i giorni passa il pianto ed aumenta la consapevolezza, devo reagire ed accanto ho tutta la mia squadra schierata famiglia e medici. Arriva anche il tanto atteso risultato dell’esame istologico ma la paura è tanta, avevo 36 anni e volevo vivere e volevo che non ci fosse neppure il minimo errore nella individuazione delle cure alle quali mi sarei dovuta sottoporre di lì a poco e quindi decido di fare una revisione dell’esame istologico in un noto Istituto milanese. Ciò comporta in me in quei momenti una ulteriore attesa, ulteriore incertezza, sono altri lunghi 20 giorni che tento di far passare buttandomi a capofitto in una banale quotidianità fatta di lavoro-casa. E’ oramai fine ottobre dello scorso anno quando si conferma e quindi si definisce il quadro delle terapie ed inizia il nuovo percorso che mi accompagnerà tra mille paure incertezze pianti e notti insonni negli anni avvenire. A chi mi chiede se dopo questa esperienza sono cambiata rispondo… non sono sicuramente diventata più forte ma più consapevole e determinata nel prendere ciò che di bello può darmi questa vita. E ringrazio ancora la mia paura grazie alla quale il 16 luglio dello scorso anno è diventato il primo giorno della nuova vita.”

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Curare il tumore al seno, un diritto universale. Arriva la “Magna Charta Rosa”

Il diritto alla salute è naturale, universale, indivisibile e inalienabile. Gli eventi esterni legati ai mutamenti sociali, culturali ed economici non possono e non devono andare ad intaccare dei principi imprescindibili come questi, in modo particolare se parliamo di donne.

Tutte le donne, senza distinzioni di razza, sesso e cittadinanza devono poter accedere alle stesse modalità di cura. Insomma, a nessuna donna deve essere negato il diritto di cura del tumore al seno. Un diritto che nient’altro è che libertà, la libertà intrinseca al genere umano. A riflettere su queste importanti tematiche è il direttore clinico della Breast Unit dell’ospedale Santa Maria Goretti di Latina, il senologo Fabio Ricci che, riallanciandosi ai diritti sanciti secoli fa all’interno della Magna Charta Libertatum emanata dal re d’Inghilterra Giovanni Senza Terra, riporta tutti noi a porre attenzione alla “Magna Charta Rosa”, un documento ideale che mette le donne al centro della scena considerando pienamente i loro diritti senza alcun tipo di discriminazione. Principi di cui non si può fare a meno quando si affronta quotidianamente, con costanza e determinazione, la battaglia contro il tumore al seno. Una battaglia che vede in prima linea anche il dottor Alessandro Novaga assieme a tutti i colleghi della LILT di Latina.

Di seguito la riflessione del direttore della Breast Unit, il senologo Fabio Ricci.

 

Lodiamo la vita finché ci è propizia, e poi, il caos, le / malattie, le sofferenze e d’improvviso il palese  nonsenso / dell’esistenza, dietro il quale bisogna cercare un altro senso” (Julia Hartwig)

Nell’attuale periodo di profonda crisi economica, quindi di una crescente, progressiva  precarietà delle strutture “assistenziali”, il diritto alla salute si impone come una tra le necessità prioritarie ed assolute. Attanagliato dalla paura e da angosciose insicurezze, il cittadino ha assoluto bisogno di essere rassicurato sui fondamentali diritti umani. Quei diritti che tanti secoli or sono furono sanciti dalle gloriosa Magna Charta Libertatum, emanata dal Re d’Inghilterra Giovanni senza Terra nel 1215 e da allora, divenuta il mito – simbolo della difesa delle libertà, ovvero dei diritti dell’uomo, senza distinzioni di razze e di nazionalità. Guardando ad essa, nel caso del tumore al seno, potremmo riferirci idealmente ad una ideale “Magna Charta Rosa . Un richiamo, se si vuole un’affinità culturale le cui linee strategiche si prefiggono di individuare e dare un senso valoriale e sistematico alla collaborazione tra malati, operatori sanitari, istituzioni e società civile al fine di riaffermare con la stessa valenza di quella Charta: l’inviolabilità dei diritti individuali rispetto ad ogni arbitrio di potere. Di fatto, un moderno “ Contratto Sociale” per il diritto alla salute delle donne. Un diritto Naturale, Universale, Indivisibile, Inalienabile. Una sorta di  Manifesto pro salute pubblica per ribadire le improrogabili urgenze o necessità di garantire da un lato, le migliori possibilità di cura, dall’altro di liberare, quanto meno di assicurare le donne  circa la possibilità di superare l’oppressione o l’incubo della malattia al seno, affiancandole e sostenendole con spirito solidale, garantendo loro insieme ad una diffusa solidarietà, una non effimera qualità della vita. Efficienza sanitaria, dunque, e sostegno morale mediante una solida confederazione umanitaria. Come ha previsto il Leopardi ne “ La Ginestra ” che possiamo ritenere essere il manifesto della solidarietà per combattere la spesso dura e crudele natura.         Alla stregua dell’ “odorosa ed umile ginestra ”, che cresce sui dirupi o tra zolle rocciose e, se pur flagellata dal vento, si piega ma non viene abbattuta anche la donna, aggredita dal cancro, deve/può dare prova della stessa tenacia e resistenza non senza una sincera umiltà. Insomma, deve accettare l’insulto e restituirlo al mittente!

Concludiamo con una riflessione sulle donne, un “ inno sacro ”.

“ Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe, i capelli diventano bianchi, i giorni si trasformano in anni. Però ciò che è importante non cambia; la tua forza e la tua convinzione non hanno età.  Fino a quando sei viva, sentiti viva. Non vivere di foto ingiallite. Insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni. Quando non potrai correre, cammina veloce. Quando non potrai camminare veloce, cammina. Quando non potrai camminare usa il bastone. Però non trattenerti mai!!!”.      (Madre Teresa di Calcutta)

Fabio Ricci

In risposta alla toccante riflessione del senologo Fabio Ricci arriva (di seguito) l’intervento di Giorgio Maulucci.

IL SENOLOGO CHE AMAVA TUTTE LE DONNE

E’ stato indetto, di recente, un bando di concorso nazionale “Per una nuova drammaturgia” (Premio/Festival Ipazia), in coincidenza (presumiamo o a quel che abbiamo capito) con la chiusura del giubileo per la misericordia. Il tema assegnato è “Dio ama le donne?”, in linea con i Dieci Comandamenti. Domanda interessante, da un lato, inquietante, dall’altro (!).

Assodato che Dio ama tutti, potremmo rispondere positivamente al quesito adducendo l’esempio classico della Maddalena, dell’adultera o della Samaritana benché contraddetto (dal dettato biblico) da quello di Eva. Più realisticamente, potremmo asserire che Dio “ama le donne” per averle destinate al concepimento ovvero alla creazione di una nuova vita, alla cosa più meravigliosa che possa esistere. Insomma, la donna come fonte di vita, dunque, come “madonna”, madre. Forse, le ama anche perché loro, le donne, sembrano siano state destinate ad essere sopraffatte e “crocifisse” da tutti gli Adamo discendenti da quel primo “violentatore”. Proprio in questi giorni la Rai sta promuovendo una campagna per la prevenzione del cancro i cui spot insistono nel sottolineare che non si può né si deve rassegnarsi alla sconfitta. Una campagna, questa, da anni cavallo di battaglia della LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori ), uno dei più solerti araldi della quale è il Dott. Fabio Ricci (Senologo) con la prestigiosa equipe del “S. Maria Goretti” di Latina, Presidente il Dott. Alessandro Rossi.

Non solo il per-corso della sua già ragguardevole (per la ancor giovane età) carriera e della foltissima casistica di interventi nonché per l’unanime consenso e riconoscimento della sua professionalità , ma anche per un suo naturale talento gine-psicologico e “pedagogico”, ci sentiamo autorizzati a parlarne come di colui che “amava tutte le donne” (il tempo del verbo va in teso come presente storico)! Abbiamo avuto modo di constatarlo soprattutto in un incontro avuto dal chirurgo-senologo con le detenute della C.C. di Latina, che le ha letteralmente affascinate sia per la sempre efficace ed accattivante prolusione artistico-scientifica avvalendosi egli già da qualche anno (in Italia e all’estero, America compresa) di una serie di eloquenti e “magiche” diapositive (dipinti dei più grandi pittori di ogni epoca raffiguranti donne con il seno scoperto) sia per il suo modo avvolgente e convincente di guidare-catturare l’ascolto delle presenti con una tecnica che non esitiamo a paragonare alle proverbiali suasorie della retorica classica.

E’ là che abbiamo percepito la sua sensibilità e percezione ”femminee”, l’avere sposato la causa delle donne colpite al seno, nel senso letterale ed etico del termine, con tutte le conseguenti problematiche e gli assilli psicologici del caso. Dunque, la sua totale identificazione o immedesimazione con/nel corpo e nella mente della donna della quale ha scandagliato ogni piega del suo essere e, deontologicamente e chirurgicamente parlando, della sua parte più visibilmente (costituzionalmente) femminile, il seno. Eleggendola ad eroina di una lotta improba contro il male; contro un “serpente” oltremodo velenoso, il cui antidoto può ben essere un “rosa shocking”, una azione e reazione decise e risolute. Nel 2015, Il Dott. Ricci lanciò l’idea ( pensiero e azione) del “Nastro Rosa di Ventotene”, una sorta di proclama contro il tiranno-dittatore (la dittatura del tumore); quest’anno, della “Magna Charta Rosa” che fu e rimane l’emblema della rivendicazione dei diritti degli oppressi. Nel caso della donna aggredita dal tumore , per l’affrancamento o l’uscita dallo stato di minorità ovvero di inferiorità o “analfabetismo” (ignoranza o sfiducia circa la prevenzione ). Per una convinta presa di coscienza che il male può non essere invincibile od inarrestabile; per una sempre più determinata assunzione di forza.

“Sempre libera degg’io folleggiare” canta Violetta (La Traviata), vittima della tisi (nell’Ottocento, incurabile). D’accordo, quella era una mantenuta! Comunque, una donna che ha lottato fino all’ultimo dei suoi giorni non rassegnandosi al male che l’aveva colpita; incontestabilmente, una donna “eroica”.

Trasferendo al giorno d’oggi ed al problema in oggetto la situazione, diremmo che la donna colpita dal tumore deve tendere alla libertà di vivere. “Folleggiando”, scrollandosi di dosso cioè la paura di vivere oltre che il male di vivere.

Dedichiamo a tutte le donne “Nastro Rosa” per essere state e continuare ad essere strenue combattenti, i versi di una grande donna che ha combattuto con acuta intelligenza, sensibilità ed arte in nome del valore-donna , dei valori dell’umanità. Della poesia della vita: Marguerite Yourcenar.

INNO AI CARNEFICI

Lavoro tristo, le tue mani in accanimento / battono il ferro dei destini;/fratello dei Titani fabbri, /che crei, a forza di costanza,/ragione della nostra esistenza, /figlia bella della nostra sostanza, /l’opera, che noi ci preponiamo. // Dolore, il tuo mazzuolo ci rifinisce; /a poco a poco simili al tuo sogno, tu ci perfezioni sotto il tuo scalpello./ Avversario uguale alla nostra anima! /Tale, arrotato dalla sua stessa lamina,/ il più puro diamante reclama / la taglia esatta dell’ugnatura. // Desiderio, il più infame dei traditori, tu tendi nella foresta degli esseri / il tranello in cui sempre cadiamo; / ma l’anima abile in questa lotta, / sempre esposta al pericolo bello, / si rialza dopo ogni caduta, / si arricchisce dei suoi abbandoni. // Pietà, che triplichi i nostri coraggi! / Ci importa poco dei naufragi / quando è nostro il rintocco che suona! / Come accettare per i nostri fratelli? / Rematori folli, temerari nocchieri, / teniamo testa ai venti contrari / per quelli che non vi resistono. // E tu, Morte, raggelata meraviglia, / interrompendo l’opera abbozzata, /da altri errori ci salvi / Dei nostri sforzi cumuli oscuri, / noi restiamo quello che siamo,/ sottratti allo sguardo degli uomini / da un muro di quieti terrori. (M. Yourcenar, 1932 )

 Giorgio Maulucci

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“Campagna Nastro Rosa 2016”, il 16 Novembre la conferenza stampa di chiusura

Con una adesione totale e una partecipazione senza precedenti la “Campagna Nastro Rosa 2016” si avvia al termine.

Parliamo di un appuntamento che, con il passare degli anni, si è radicato con sempre più forza tra la popolazione della provincia di Latina.

Istituzioni, associazioni e cittadini hanno infatti cominciato a prendere coscienza di quanto sia importante la prevenzione e di come, solo attraverso una battaglia comune e condivisa, sia davvero possibile raggiungere dei risultati importanti. Una sfida che ha visto tutti i comuni della provincia pontina in prima linea.

Bilancio e risultati di questo mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno verranno illustrati dettagliatamente il prossimo 16 Novembre presso la Palazzina Direzionale dell’ospedale S.M. Goretti di Latina dove è stata organizzata una conferenza stampa proprio in occasione della chiusura della “Campagna Nastro Rosa 2016”.

Di seguito l’invito all’evento con tutti i dettagli.

 

 

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La Campagna Nastro Rosa volge al termine

La “Campagna Nastro Rosa” 2016 volge al termine.

Lunanotizie dedica un articolo a questo importante appuntamento annuale.  Di seguito il link per gli approfondimenti:

Campagna Nastro Rosa 2016

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La giornata inaugurale della “Campagna Nastro Rosa”

Di seguito il video relativo alla giornata inaugurale della “Campagna Nastro Rosa 2016”.

 

 

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Ecco il programma della “Campagna nastro Rosa 2016”

Di seguito il programma della “Campagna Nastro Rosa 2016” che sarà inaugurata domenica 2 a Roccagorga e proseguirà per tutto il mese di Ottobre.

 

Il programma

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